Le Ali di Honneamise (Animazione, Giappone 1987)   Leave a comment

Le Ali di Honneamise è un’opera realizzata da appassionati dell’animazione, il cui studio, di nome GAINAX, si è conquistato una straordinaria reputazione in tutto il mondo attraverso titoli come Gunbuster, Nadia,Neon Genesis Evangelion, Abenobashi. Lo GAINAX è conosciuto per l’impegno nell’animazione sperimentale e per la capacità di stravolgere le convenzioni dei generi tipici degli anime.

All’inizio erano quattro giovanotti, fan dei manga e dell’animazione, che si incontravano dopo le lezioni per condividere le loro passioni. Dilettanti, ma carichi di energia, realizzarono alcuni film “live” con gli scarsi mezzi che avevano a disposizione: una videocamera e tanto ingegno! Ma presto sarebbe successo qualcosa che li avrebbe fatti uscire dall’anonimato.
Ogni due anni aveva luogo a Osaka una convention chiamata Daicon. I nostri amici approfittarono dell’occasione per presentare un breve cortometraggio di 4 minuti che avevano realizzato intitolandolo Daicon 3 (quella era appunto la terza edizione della convention).
Tale cortometraggio narra di una ragazzina che combatte ogni sorta di mostri, robot, e navicelle spaziali, a partire da quelli degli show televisivi fantascientifici degli anni cinquanta (inclusi Ultraman, la Corazzata Spaziale Yamato, Star Trek, Star Wars, Godzilla e molti altri) fino a quando riesce a raggiungere una piana desertica e a versare un bicchiere d’acqua su di una rapa daikon, che immediatamente si trasforma in un’enorme nave spaziale che la accoglie a bordo con il suo raggio traente.
L’appuntamento ora era fra due anni per Daicon 4.
I nostri amici si misero all’opera, lavorando in collaborazione con le scuole di disegno dei dintorni, nuovi elementi si aggiunsero al gruppo.
Daicon 4 diede il benvenuto al pubblico. Il clip in questione era sensibilmente aumentato di durata, passando da 4 a venti minuti.
in seguito mostrava la stessa ragazza cresciuta che, indossando un costume da “coniglietta” di Playboy, combatte contro una selezione ancora più ampia di creature provenienti da ogni sorta di film e romanzo fantascientifico o fantastico (appaiono tra gli altri Dart Fener, Alien, una Valkyrie di Macross, un dragone di Pern, Aslan, una nave da battaglia Klingon, Spider-Man, e una miriade di altri personaggi) oltre a volare nel cielo a cavalcioni di Excalibur. L’azione si svolge sulle note delle canzoni Twilight prima e Hold on tight dopo del gruppo Electric Light Orchestra.
Il pubblico fu impressionato dalla qualità, e lo stesso accadde ai professionisti.
La Bandai fu conquistata: il dirigente della società si offrì di finanziare un progetto a loro scelta e gli concesse un anno per prepararlo e presentarlo.
Si tratterà di “Le ali di Honneamise”, la loro prima grande opera.

UNA QUALITA’ D’IMMAGINE SENZA PRECEDENTI
Honneamise è senza dubbio una delle più belle produzioni tecniche dell’animazione: gli scenari sono tra i migliori mai realizzati fino ad allora e si capisce che il costo non deve essere stato indifferente. L’animazione raggiunge livelli altissimi: fluida e dettagliata, sa porre in evidenza anche i minimi particolari. Il character designer, il famoso Toshiyuki Sadamoto, si occuperà in seguito anche dei personaggi di Nadia, di Evangelion nonché de La ragazza che saltava nel tempo, per il cui character design ha ricevuto il Tokyo Anime Award nel 2007.

LA MUSICA
Il compositore della colonna sonora di Honneamise è Ryuichi Sakamoto che, in seguito, realizzerà la musica di Furyo (il film di Nagisa Oshima con Takeshi Kitano e David Bowie) e de L’ultimo imperatore. Il suo lavoro su Honneamise che, pur coniugando melodie armoniose e sonorità eclettiche, avvolge in modo omogeneo tutto il film, è davvero notevole. Una gran riuscita.

UNIVERSI
Il pianeta delle Ali di Honneamise non assomiglia in niente alla Terra, ma la sua struttura è dui una tale coerenza che si penserebbe di vedervi una storia di alias del nostro mondo. I paesi che lo costituiscono fanno d’altronde pensare alla guerra fredda che opponeva il fronte sovietico agli Stati Uniti. Eppure in questo mondo virtuale se la tecnologia è sviluppata tanto quanto la nostra, i costumi sono molto diversi. E ogni dettaglio è stato interamente rivisto e pensato perrappresentare un universo parallelo, dal biglietto della metropolitana alle cerimonie funebri, passando attraverso i riti, compresso quello di festeggiare i morti…
Tuttavia rispetto alla Terra lo sviluppo tecnologico non si è prodotto a partire da materiali artificiali, ed è stato il legno, per esempio, non la plastica a supportare nel corso del tempo la nascita della tecnologia.

LE INFLUENZE
Nella descrizione della ricerca aerospaziale attraverso le storie e le emozioni dei suoi protagonisti, la trama di Honneamise ricorda un po’ quella di Uomini Veri (The Right Stuff, film USA del 1983 con Scott Glenn). Tuttavia le somiglianze finiscono qui, infatti, se in entrambi i casi abbiamo a che fare con degli “eroi”, le motivazioni e i valori che li sorreggono sono diversi. L’aspetto patriottico, per esempio, scompare in Honneamise, la vittoria del singolo sarà una vittoria di tutti, senza distinzioni.

UN MONDO SENZA RELIGIONE
La maggiore differenza tra la cultura di Honneamise e la nostra è la religione. Si potrebbe dire che qui la fede e tutto ciò che essa comporta, sono completamente assenti. La speranza di vita ultraterrena, il senso del peccato e del pentimento e , sopratutto, la tensione verso l’elevazione spiriturale sono decisamente estranei a questo universo. Dunque, se ciò che sempre spinge l’uomo a volersi elevare sempre più in alto è la ricerca dell’assoluto, è naturale che in questo mondo non vi sia alcun entusiasmo nell’inviare un uomo nello spazio. Quello che dovrebbe essere salutato come un passo in avanti e senza precedenti, è considerato un atto perfettamente inutile.

LA STORIA
L’eroe della storia, Shirotsu Lhadatt, è un uomo come tanti altri: poco motivato dal proprio lavoro, conduce una vita senza preoccupazioni. Un giorno incontra una ragazza, Riquinni, che distribuisce estratti dalla Bibbia. Shiro ne prende uno perchè la ragazza gli piace e decide in seguito di andarla a trovare a casa di lei. Sorpresa, la ragazza, che non riceve mai la visita di potenziali adepti, accoglie calorosamente Shiro. Inizia così una relazione ambigua. Shiro non prova alcun interesse per la fede che sostiene Riquinni e desidera soltanto possedere la ragazza. Tuttavia, piano piano, lei lo porterà a comprendere concetti come Bene e Male e farà in modo che egli rimetta in discussione non solo i principi che fondano la sua esistenza, ma anche quelli che reggono il loro mondo.
In fine Riquinni riuscirà a trasmettere a Shiro la sua visione delle cose, obbligandolo a porsi la domanda fondamentale: perchè viviamo. Grazia a questa nuova maturità il ragazzo decide di sperimentare in prima persona ciò che ha appreso e la decisione di offrirsi volontario per la missione spaziale va proprio in questa direzione. Vuole darsi uno scopo, credere non per l’atto in sé (Shiro non diventa credente) ma per trovare la strada, la motivazione. Perchè senza ideali non c’è progresso.
L’epica storia del primo tentativo della tecnologia e della scienza di conquistare lo spazio, ambientata in un mondo simile alla Terra ma diverso dal nostro…
Quando il cadetto Shiro Lhadatt decide di entrare a far parte della Royal Space Force, il suo entusiasmo si scontra con l’apatia e lo scetticismo manifestati da alcuni leader politici e dal pubblico.
Mentre i capi militari cospirano nell’ombra, cercando di usare la tecnologia del programma spaziale come scusa per provocare una guerra, Shiro e il team di scienziati che lavorano al progetto, combattono contro il tempo per riuscire a completare il primo lancio. Per sua fortuna Shiro incontra una giovane donna, devota attivista religiosa, che gli trasmette la forza spirituale necessaria a superare le difficili prove che lo porteranno a diventare il primo uomo lanciato in orbita attorno al pianeta.

UN FINALE AMBIGUO
Difficile dare una lettura univoca del finale del film: Shiro, dentro la sua capsula e libero dalle preoccupazioni materiali, vede il mondo nel suo insieme mentre le immagini dell’evoluzione della civiltà sfilano davanti ai suoi occhi. A sua volta egli sta segnando la storia obbligandola ad una svolta definitiva. Tuttavia alla fine non è dato comprendere se egli tornerà vivo dal suo viaggio. L’ultima immagine mostra la navetta alzarsi verso il sole. In Giappone l’ascesa verso la luce simboleggia sia l’innalzamento morale che la morte. E’ un finale aperto, ognuno ha la possibilità di interpretarlo come crede…

LA RSF – ROYAL SPACE FORCE
Nel film il campo aerospaziale non è certo il settore principale dell’aeronautica, ma una stuttura residuale e inutile della quale nessuno sa che farsene. Questo spiega gli alterchi fra i membri dell’aviazione e quelli della RSF, considerati dei buoni a nulla.
L’RSF raccoglie anziani tecnici che sognano di inviare un razzo nello spazio, ma fino a quando Shiro non si offre volontario, nessuno crede alla fattibilità del progetto; non si contano infatti i morti a bordo dei prototipi difettosi e niente unisce davvero i membri della RSF. Il governo poi ha intenzione di utilizzare il lancio per provocare un paese vicino, costringendolo a penetrare nel suo territorio. Insomma, il progetto stesso è solo un pretesto per scatenare la guerra.
Ma Shiro insegnerà agli altri ciò che ha imparato da Riquinni: credere è una forza, e bisogna battersi per dare concretezza ai propri sogni.

Trattato ripreso da Manga Mania 1999 e qui rielaborato.

Posted 5 febbraio 2012 by kabuki72 in Altre visioni, Animazione (Anime e Cartoni)

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Monografie /1: Richard Matherson   Leave a comment

Ci sono scrittori famosi perchè ne conosciamo il nome: spesso in copertina è più visibile il suo nome che il titolo del libro.
Altre volte invece conosciamo l’artista “indirettamente”, senza conoscerne il nome.
Intendo dire che dei suoi testi abbiamo visto trasposizioni in tv, al cinema. E a volte scene topiche di produzioni cinematografiche o televisive rimangono nell’immaginario collettivo senza sapere da chi siano state scritte (e a volte nemmeno da che opera siano tratte): un po’ come ascoltare un motivetto alla radio, canticchiarci sopra, senza sapere autore o titolo.

Uno dei – tanti – casi è quello di Richard Matherson (nato nel 1926 e ad oggi ancora vivente).
Il pubblico un po’ più “scafato” lo ricorderà per Io sono leggenda (I am legend), film del 2007 con Will Smith come protagonista. Ma ci sono molte altre sue opere – romanzi o racconti brevi – che hanno ispirato diverse opere su celluloide, ovviamente fantastiche o di fantascienza.
Lasciamo il titolo già citato in fondo alla lista (che ha visto ben tre trasposizioni più o meno fedeli al libro sul grande schermo) per dedicarci a titoli meno conosciuti.

Partiamo da Radiazioni BX Distruzione Uomo (The Incredible Shrinking Man, USA 1957), film già commentato in altra sezione di ULTRALOGOS (), tratto dal libro TRE MILLIMETRI AL GIORNO, uscito solo nel 1956, appena un anno prima dalla versione cinematografica. La storia è preso detta: a causa di una nube radioattiva il protagonista inizia a rimpicciolire, giorno dopo giorno…

Passando velocemente su altre opere non di nostro particolare interesse (narranti di storie di guerre, o aventi trame semplicemente drammatiche… come I ragazzi della morte, Cavalca l’incubo) arriviamo a titoli come DUEL (da cui è stato tratto il film omonimo di Steven Spielberg nel 1973), APPUNTAMENTO NEL TEMPO (Ovunque nel tempo, del 1980 con Christopher Reeve), IO SONO HELLEN DRISCOLL (Echi mortali del 1999), BUTTON, BUTTON (The Box, 2009).
Duel e altri raccontiDuel è un racconto ambientato in una delle tante statali statunitensi che collegano due delle altrettanto numerose cittadine con chilometri e chilometri di nulla nel mezzo. Il tranquillo protagonista che è alla guida della sua macchina, si farebbe i fatti suoi, ma un misterioso autoarticolato ha deciso di farlo fuori, tagliandogli la strada, speronandolo, e così via. Non è un vero e proprio racconto fantastico, ma il personaggio dell’autista (Keller, dal nome che appare sul mezzo, che a tratti sembra assumere la scritta Killer) è alquanto inquietante…
Nel secondo titolo citato è stato tratto Ovunque nel tempo dove il fu Superman (ovvero Christopher Reeve, scomparso nel 2004) riesce a balzare indietro nel tempo: anello di connessione tra i due tempi è un orologio donatogli da una strana signora immortalata in un dipinto di 70 anni prima. Il racconto – come spesso accade – è più intrigante del film in quanto tra le righe si legge un dubbio sulla realtà del viaggio nel tempo ovvero visioni dovute esclusivamente alle allucinazioni del protagonista.
Paradossi temporali e viaggi nel tempo, non mi stancherò mai di dire, sono tra i miei temi preferiti…
In Io sono Hellen Driscoll invece siamo alle prese con sedute spiritiche ed poteri paranormali: dalla carta stampata del 1958 siamo arrivati al cinema nel 1999 con Echi Mortali.
The Box è invece la trasposizione del 2009 del racconto Button, Button. Una strana figura dà a due coniugi una scatola con un bottone: se verrà premuto riceveranno un sacco di soldi, ma una persona a loro sconosciuta morirà. Che faranno i coniugi? E chi è lo strano tipo che custodiva la scatola? Forse… un alieno???
Del racconto si ha anche un anticipo nella 20esima puntata de “Ai confini della Realtà – Anni ottanta”.
Prima di intaccare le produzioni televisive, occorre parlare di IO SONO LEGGENDAgià sopra citato.
Rimando il tutto ad un articolo apparso sulle pagine di http://engage.netsons.org, da cui ULTRALOGOS idealmente trae origine.

Ben 3 film tratti dallo stesso libro, Io sono Leggenda di Richard Matherson.
Nonostante solo il primo si basi molto fedelmente al libro, nei tre film ci sono diversi punti di contatto.
Sia l’ultimo uomo della Terra che il protagonista di Occhi bianchi bramano una compagna (mentre nel terzo film è molto politically-correct americana la fedeltà alla moglie deceduta).
La metropoli desolata di Occhi Bianchi assomiglia molto a quella di Io sono Leggenda e i due protagonisti parlano con manichini e statue.
Comunque, ogni film ha degli spunti e caratterizzazioni personali interessanti.

L’ultimo uomo della Terra (USA/Italia 1964)
Interpretato da Vincent Price, è il film più fedele al libro. Robert Morgan qui è un ex scienziato distrutto dalla morte della moglie e della figlia a causa di un’epidemia che ha sterminato tutti gli esseri viventi, animali compresi. Vive asserragliato in casa durante la notte e di giorno invece si trasforma in uno sterminatore di “vampiri”. Infatti molti degli appestati sono tornati in vita mostrando i sintomi tipici dei vampiri: avversione all’aglio e agli specchi per esempio.
Qui i vampiri si muovo come zombi, ma hanno un minimo di intelligenza. E’ presente anche la figura di Ben Cortman (interpretato da Giacomo Rossi Stuart), il vicino di casa e amico del protagonista.
Anche qui il cane fa una rapida apparizione, proprio come nel libro.

Il finale è lo stesso del libro (attenzione SPOILER): alcuni uomini seppur malati sono sopravvissuti e hanno costituito una nuova società che condannerà a morte il dottore, sterminatori di uomini-vampiro che avevano l’unica colpa di essere infetti.
La figura del dottor Morgan assumerà per quella nuova società una sorta di leggenda di sterminatore di vampiri, simile a quella che per la società passata era prorio quella del “vampiro”.
Il film è ambientato a Roma, nel quartiere dell’EUR. Pur povero di mezzi non è male, anche se un po’ noioso.

Occhi bianchi sul pianeta Terra (USA 1979)
Qui il protagonista assume il nome originariamente ideato da Matherson e l’epidemia che ha sterminato tutta la popolazione terrestre è diovuto ad una guerra batteriologica scatenata da un conflitto cino-russo.
Il Colonnello-Scienziato Robert Neville (qui indossa pure una divisa, vedi commento sul film successivo) cercherà di porre freno al contagio ma senza risultato. Riuscirà a salvare solo sè stesso.
Scompare dal film il dramma personale (non vengono menzionate moglie e figlia), scompare il cane (la compagnia è sostituita da un busto di una statua con il quale Neville gioca a scacchi.
I superstiti al contagio sono diventati esseri che vivono al buio, riuniti in una confraternita che si impone di non usare le macchine della civilità e tentano senza risultato di stanare Neville dal suo castello.

La famiglia, così si chiama la confraternita dei superstiti, non ha niente a che vedere con i vampiri del libro o con i vampiri-zombi del film con Vincent Price.
E’ organizzata e attacca Neville col fuoco fino ad arrivare ad usare addirittura le catapulte! E Neville di giorno, ovviamente, quando i membri della famiglia dormono, andrà alla ricerca del loro covo, sterminandoli uno ad uno.
Abbastanza differente dal libro originale, e ormai diventato un film culto, sicuramente più dinamico del precedente di appena 7 anni prima.
La New York desolata è straordinariamente realistica, considerando che, a differenza del film del 2007, non è certo frutto di computer grafica.

Io sono Leggenda (USA 2007)
A mio parere il meno riuscito dei tre… troppa americanicità nel mezzo.
Will Smith è bravo, l’atmosfera è ben costruita. New York desolata e devastata da tre anni di abbandono è affascinante.
A parte che la storia di base del film è stata completamente stravolta (gli animali non si ammalano se non a contatto, cosicchè in giro per la città ci sono cerbiatti e leoni e Neville ha un bellissimo pastore tedesco, ma questo può anche andar bene), quello che non capisco è perchè abbiano cambiato alcune sfumature e, sopratutto, il finale.
Anzi, lo so perchè è cambiato. Lo scienziato fa poca presa sugli americani. E’ meglio un colonnello-scienziato dell’esercito. Fa più presa. Agli americani piacciono i soldati. Sia se sono loro che ammazzano in giro per il mondo, sia se sono in missione di pace, sia se vengono ammazzati, sia se in laboratorio creano germi, sia se li combattono.
Oooopsss. scusate… sono uscito fuori tema.
Allora… qui Robert Neville (almeno il nome è quello del libro) nel tentativo di mettere in salvo la sua famiglia prima della quarantena di New York vede sua moglie e figlia morire e, inspiegabilmente, sopravvive all’epidemia.

Qui i mostri sono molto “sui generis”… non sono zombi, non sono vampiri. Sono esseri quasi demoniaci e che fanno anche paura (di rilievo è il primo incontro con un gruppo di mostri in un caveau di una banca… spaventevole!) ma che a volte sembrano essere mossi solo dall’istinto (come conferma anche Neville) altre volte sono intelligenti (vedi la trappola col manichin… acc! attenti agli SPOILER!!!).
Scompare la figura di Neville quale uccisore di “mostri” e scompaiono i riferimenti “classici” oramai datati ai vampiri, quali aglio, specchio, croce, ma rimangono i canini appuntiti e la sete di sangue.
La battaglia finale è un po’ chiassosa, in stile film d’azione americano.
Il finale, rispetto al libro, è completamente stravolto. Neville diventerà la leggenda perchè troverà l’antidoto al virus che sarà ereditato da un gruppo di esseri umani, miracolosamente sopravissuto sui monti del Nevada, grazie al sacrificio dello stesso Neville.
Agli americani piacciono le storie a lieto fine. Specie se il lieto fine è a casa loro. Del resto del mondo non gliene importa un fico secco. A meno che non abbia del petrolio.
Si, lo so… sono di nuovo fuori tema…

IN TELEVISIONE

AI CONFINI DELLA REALTA’

Richard Matherson ha avuto anche una discreta partecipazione in serie TV. Citiamo Ai Confini della Realtà, Outer Limits, Alfred Hitchcock Presenta.
In particolare nella serie Twilight Zone (Ai confini della realtà) ricordiamo:
IL TERZO SOLE (Third from the Sun), episodio 14 della prima stagione.
Siamo alla vigilia di una guerra nucleare. Due famiglie di scienziati coinvolti nel progetto tentano di rubare una nave spaziale per fuggire dal pianeta. Secondo voi dove andranno?
Originale e con un finale interessante.
L’ASTRONAVE FANTASMA (Death Ship), episodio 6 della quarta stagione:
Ancora non sono arrivato alla quarta stagione (sto finendo la terza…) quindi vi riporto quanto trovo in rete…
“Nello spazio naviga un’astronave con a bordo tre astronauti. Arrivati su un pianeta avvistano dall’alto una navetta identica alla loro che si è schiantata al suolo tempo prima. I tre decidono così di esplorare dall’interno tale astronave, li aspetta una sorpresa a dir poco sconcertante…” fonte: wikipedia.org
LA BAMBINA PERDUTA (The little girl lost), episodio 26 della terza stagione:
Avete presente il più famoso film Poltergeist degli anni ’80? Qui a far sparire la bambina non è un televisore, ma semplicemente una parete di una cameretta che pare essere un portale per un’altra dimensione.
Non particolarmente eccitante, ma considerando che Poltergeist “aveva ancora a venire” consideriamo l’originalità della cosa.
ACCIAIO (Steel), episodio 2 della quinta stagione.
Non ho visto la quarta stagione ma questo episodio della quinta sì.
Acciaio è il nome di un pugile. Ma non un pugile normale dato che in questo futuro il pugilato, considerato troppo violento, viene limitato a combattimenti tra robot.
E Acciaio è il nome del robot che ha però preso qualche botta di troppo ed è un modello obsoleto. Non riesce ad essere quotato sul mercato ma i due manager hanno bisogno di soldi. Che fare? Uno dei due manager un tempo era un pugile e le regole sono rimaste le stesse… I guantoni passeranno quindi dal robot all’uomo. Con che risultato?
MUTA (Mute), episodio 5 della quarta stagione.
Episodio non ancora visto…
“La piccola Ilse rimane illesa in un incendio che distrugge la sua casa uccidendo i suoi genitori. Due vicini di casa iniziano a prendersi cura di lei scoprendo ben presto che la bambina non ha mai imparato a parlare, Ilse nasconde però una capacità molto più speciale… “. Fonte: wikipedia.org


INCUBO A 20000 PIEDI (Nightmare at 20,000 Feet), episodio 3 della quinta serie.
Qui abbiamo una storia cult della serie, ripresa altre volte anche.
Il protagonista (interpretato da un William Shatner) è in volo. E’ un po’ agitato dato che non ama l’aereo. E lo ama ancora meno quando vede dal finestrino un mostro sull’ala che si diverte a smembrare l’aereo a pezzetti. Gli altri passeggeri non riescono a vederlo. Sarà immaginazione o realtà?
LA BAMBOLA VIVENTE (The living doll), episodio 4 della quinta serie.
Non visto…
“Annabelle compra una bambola alla sua bambina Christie: giunti a casa, dove vivono con il patrigno Erich, fanno i conti con la ritrosia dell’uomo verso il regalo. Ma la bambola percepisce l’odio dell’uomo e gli parla, minacciandolo. Dapprima Erich pensa a uno scherzo della moglie, poi si arrabbia e getta via la bambola. Quando questa inspiegabilmente ritorna, minacciando di ucciderlo, e mentre madre e figlia non si spiegano il suo comportamento, Erich decide di disfarsene, ma non riesce né a bruciarla, né a tagliarla.”. Fonte: wikipedia.org.
Con Telly Savalas
UN MONDO SU MISURA (A World of His Own), episodio 26, prima stagione.
Uno scrittore scopre di poter materializzare uomini e donne semplicemente incidendone la descrizione sul suo registratore. La cosa susciterà gelosia nella moglie. Il finale è davvero carino e originale.

APPENA IN TEMPO (Nick of Time), episodio 7 seconda stagione.
William Shatner (alias J.T.Kirk di Star Trek) fa sosta forzata con la moglie in un bar, attendendo che la macchina sia riparata dalla locale officina. Qui trovano una strana macchina con il volto di un diavolo che per un nichelino dà risposta ad ogni domanda postagli. La cosa diventa ossessiva per l’uomo, rischiando di condizionare la loro vita.
GLI INVASORI (The Invades), episodio 15 seconda stagione
Geniale. Geniale. Geniale.
Non una sola parola viene pronunciata in questo episodio dove minuscoli esseri venuti dallo spazio esplorano la povera casupola abitata solamente da una donna.
Geniale. Geniale. Geniale.
C’ERA UNA VOLTA (Once Upon a Time), episodio 13 terza serie.
Molto carino nella sua realizzazione. Per mezz’ora sarà possibile viaggiare indietro nel tempo. Con Buster Keaton.
FANTASIA DI UN GIOVANE (Young Man’s Fancy): episodio 34, terza serie
Non troppo brillante come storia. Un giovane sposo è sul punto di dare mandato per vendere la casa.
Ma il ricordo della madre è troppo forte e arriverà a soppiantare anche l’amore per la giovane sposa che scapperà via assistendo alla casa – e al marito – che si trasformano.
<font size="2">CHIAMATA DI NOTTE (Night Call): episodio 19 quinta serie
Non ancora visto…
“Una notte, durante un violento temporale, Miss Keene viene svegliata dallo squillare del telefono. All’altro capo del filo nessuno risponde e l’anziana donna è molto turbata. Al mattino la sua governante liquida la faccenda attribuendo la colpa a un contatto sulla linea telefonica causato dal maltempo. Nei giorni seguenti le telefonate si susseguono, soprattutto quando Miss Keene è sola in casa, e le sue insistenze riescono a provocare una cavernosa risposta: «Dove sei? Ti voglio parlare»…” Fonte: serietv.net
L’IMPULSO DEL MOMENTO (Spur of the moment): episodio 21 quinta serie
Non ancora visto…
Un ciclo continuo di eventi…
“Anne viene inseguita da una donna a cavallo vestita di nero che urla selvaggiamente per richiamare la sua attenzione. Trova rifugio in casa, consolata dai genitori. Anni dopo Anne è un’alcolizzata e quando esce a cavallo veste sempre di nero e incontra una ragazza uguale a lei che fugge e trova rifugio in casa, dove viene consolata dai genitori…” fonte: serietv.net

ALFRED HITCHCOCK PRESENTA

GLI AMICI RITORNANO (Ride the Nighmare) episodio 11 della serie italiana
Non ancora visto…
“La vita perfetta di Chris Martin viene turbata dal ritorno di una vecchia conoscenza. Presto l’uomo si ritroverà a vivere intrappolato in un terribile incubo.” Fonte: kataweb.it

STAR TREK

Da quanto ho trovato in rete, pare che Matherson abbia curato anche la sceneggiatura di un episodio di Star Trek The Original Series, ovvero IL DUPLICATO (The enemy within), dove Kirk viene duplicato dal teletrasporto in versione molto più arrogante, amorale e violento.

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In gran parte delle opere citate si assiste ad un finale a sopresa, che difficilmente si riesce ad immaginare. Pensiamo ad esempio al famoso Io sono leggenda, dove il protagonista (per lo meno quello del libro) diventa leggenda come per noi lo è un vampiro. Oppure in IL TERZO SOLE o GLI INVASORI de “Ai confini della realtà”.
Altre volte invece assistiamo come spettatori in bilico tra la realtà e la irrealtà, come nelle allucinazioni di Ovunque nel tempo o Incubo a 20.000 piedi.

Dato il grande numero di racconti brevi e sceneggiature è probabile che mi sia sfuggito qualcosa… ma credo comunque che ci sia abbastanza tra i consigli di queste righe da vedere e/o leggere per conoscere Richard Matherson quale scrittore o sceneggiatore di opere cinematografiche o televisive si genere sci-fi.

Posted 10 agosto 2011 by kabuki72 in Libri e fumetti, Monografia

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QUESTIONE DI DIMENSIONE…   Leave a comment

Nonostante apprezzi moltissimo il tema, qui non si tratta di dimensioni parallele, ma semplicemente di essere o troppo grande o troppo piccolo…
La fantascienza ha spaziato davvero in ogni campo, sfociando e intersecandosi spesso anche nel “semplice” fantastico.
La tematica delle “dimensioni”, intesa come aumento o diminuzione delle dimensioni di animali, cose o persone è stata la base di diverse opere cinematografiche di fantascienza.
Del resto ciclopi, giganti, gnomi e folletti sono sempre esistiti nell’immaginario umano (e la “fantasia” è strettamente legata alla fantascienza, se non altro perchè ne costituisce gli albori, ma questa è un’altra storia). E alieni giganti o microscopici sono abbastanza comuni nella fantascienza, no? E perchè non provare a cercare, anzi, creare, esseri giganti o microscopici direttamente qui sulla Terra?
Vediamo un po’ di quali film che trattano di “mutazioni dimensionali” su esseri umani possiamo parlare…


Ricordiamo dapprima DOCTOR CYCLOPS: film statunitense del 1940. Ben 70 e passa anni fa al grande schermo abbiamo assistito a esperimenti che hanno avuto come bersagli (inconsapevoli) alcuni scenziati che, raggiunto un collega nel mezzo di una giungla, vengono da questi rimpiccioliti alle dimensioni di una ventina di centimetri. I malcapitati riusciranno ad aver ragione del loro ex collega ora gigante.

Il film ha poi un finale “ottimista” in quanto le dimensioni dei protagonisti piano piano tornano a quelle originarie.

E’ inoltre spaventosamente bello per la fotografia, scenografia e effetti speciali.
In effetti il film deve aver sopreso non poco all’epoca (siamo nel 1940 ricordatevi…): ebbe anche una candidatura all’oscar proprio per gli effetti speciali, premio che invece andò a La grande pioggia.

La storia, seppur non particolarmente emozionante, è abbastanza coinvolgente.
La realizzazione dei micro-uomini che si difendono con una forchetta da un cucciolo di alligatore (un gigantesco dinosauro!) o aggeggiano con gli utensili “umani” quali libri, forbici o addirittura un fucile non è fatta per niente male.
Alla fine i microuomini riusciranno avere la meglio della “Giant Menace” grazie anche alla forte miopia dello scienziato pazzo.
La versione presente nella videoteca di Ultralogos è a colori, in italiano (anche se all’epoca arrivò nel nostro paese una copia in bianco e nero) e dura poco più di un’ora e dieci minuti.

Radiazioni BX Distruzione Uomo
Dopo Dr. Cyclops passiamo ad un altro film, RADIAZIONI BX DISTRUZIONE UOMO (The Incredible Shrinking Man, USA 1957). Tratto da un racconto di R. Mattherson (lo stesso di Io sono leggenda). Anche qui vediamo il protagonista rimpicciolirsi, ma con un taglio meno leggero di Dr. Cyclops. Infatti il protagonista Scott Carey , dopo essere stato a contatto accidentalmente con una nube che poi si suppone radioattiva, inizia a calare di peso e di altezza.
Le cose si fanno preoccupanti col passar del tempo e Scott inizia ad avere seri problemi sia materiali che psicologici, nonostante la moglie gli rimanga accanto per accudirlo e sostenerlo.
Dopo numerosi test la degenerazione sembra arrestarsi, ma è solo una cosa temporanea. Scott finisce nell’abitare in una scatola per le bambole e quando, rimasto solo in casa, viene assalito dal gatto casalingo, si rifugia in cantina. Rimasto prigioniero in un ambiente ostile (la scala ormai diventa insormontabile) deve tentare di sopravvivere alla fame (ci riese con un pezzo di torta), alla sete (fortunatamente l’autoclave ha una perdita d’acqua), ai nemici (c’è un orribile ragno nero che insidia Scott e l’unica fonte di cibo).
Nel frattempo la moglie di Scott si dispera per la scomparsa del marito e quando vede il gatto giocare con i suoi vestiti pensa al peggio.
Il film termina con Scott ancora prigioniero nella cantina di una casa ormai abbandonata (la moglie trasloca per dimenticare la brutta esperienza) che tenta un riscatto morale: capisce che pur se sta rimpicciolendo ancora probabilmente non scomparirà e che si troverà ad affrontare realtà sempre più piccole e, pertanto, sempre più vaste.
“Più piccolo del più piccolo avevo un significato anch’io. Giunti a Dio non vi è il nulla: io esisto ancora.”
Con queste parole Scott tenta di dare un significato alla sua esistenza di uomo “del futuro” (come arriva a definirsi). Adesso riesce addirittura a passare attraverso le maglie della rete di una finestra. Fuori: un mondo infinitamente vasto.
Radiazioni BX assume un carattere oltre che fantastico (di fantascienza c’è giusto l’incipit di una nube radioattiva) anche e soprattutto psicologico: la depressione di Scott, il tentativo di trovare conforto con una nana di un circo, l’allontamente e il riavvicinamento alla moglie, il riscatto finale.
Bel film, scorre molto bene, sempre con una velatura di inquietudine che accompagna la vicenda di una decrescita di “Tre millimetri al giorno” (dal titolo originale del racconto).
Il film ha avuto anche una sorta di remake in chiave commedia: The Incredible Shrinking Woman. Film del 1981 esordio di Joel Schumacher (Batman & Robin, Un giorno di ordinaria follia, Quasi una chiave parodistica che pare abbia po’ “disonorato” il racconto di Matherson (non l’ho visto e non posso commentare oltre).

I Giganti invadono la Terra
Ma se nel 1957 abbiamo un uomo che sta rimpicciolendo, ne abbiamo un altro che ingigantisce ogni giorno che passa.
Siamo a I GIGANTI INVADONO LA TERRA, titolo italiano un po’ demenziale, sicuramente peggiore dell’originale The amazing colossal Man.
Il colonnello Manning a causa di radiazioni a seguito di un esperimento nucleare inizia a subire un processo di mutazione. Il suo corpo inizia a crescere, ma accurati check up verificano che gli organi interni non seguono lo stesso ritmo di ossa e muscoli. Irrimediabilmente Manning avrà seri problemi circolatori e respiratori.
Il gigante impazzisce e si abbandona a devastazioni. Braccato dall’esercito, morirà cadendo dall’alto di una diga.
A differenza dei film precedenti qui si punta quasi esclusivamente sul lato psicologico: un uomo che – nonostante famiglia e autorità si curino assiduamente al suo caso – si vede sempre più distante da tutto e da tutti a causa della sua mutazione.
Forse proprio a causa di assenza di scene dinamiche (salvo gli ultimi minuti) il film si presta ad essere alquanto lento e forse anche noioso.
Curioso il fatto che mentre nei film precedenti erano i protagonisti a dover usare, loro malgrado, oggetti giganti, in questo sono le persone “normali” a dover usare oggetti giganti per curare Manning! Guardate nel video la gigantesca siringa…
Il film avrà un seguito: War of the colossal Best, dove Manning, sopravvissuto ma con una vistosa ferita, continuerà ad abbandonarsi a distruzioni.

Attack of the 50 foot Woman
Ancora giganti con ATTACK OF THE 50 FOOT WOMAN (Usa, 1958). Titolo abbastanza ridicolo… e nonostante questo c’è stato anche un remake del 1993.
Il film del 1958 stavolta dà la colpa alla crescita inarrestabile ad un alieno che passando per caso (?) dalle nostre parti, colpisce con un raggio la bionda di turno che, ormai altra qualche decina di metri, vuole farsi giustizia da sè: dove sarà mai il marito fedifrago?
In questa casa? (e via il tetto). In questo albergo? (e via la parete)
Insomma… distruzione dopo distruzione il film termina con la morte (seppur accidentale sui cavi dell’alta tensione) della gigantessa che tiene in mano il marito stretto nel suo pugno…
Il film non raggiunge assolutamente gli standard di effetti speciali dei precedenti film, soprattuto rispetto a Dr. Cyclops che è addirittura 18 anni più vecchio. E’ un b-movie e questo vi basti…

Viaggio Allucinante
Torniamo ora con un film che ha fatto epoca: VIAGGIO ALLUCINANTE (Fantastic Voyage, USA 1966).
Qui per salvare una spia americana in coma, i servizi segreti statunitensi miniaturizzano nientepopòdimenoche un sottomarino con tutto il suo equipaggio per poterlo iniettare nel corpo del malcapitato. Obiettivo: rimuovere l’embolo.
La trama è sicuramente originalissima e vede il sottomarino addentrarsi in un mondo straordinario fatto di plasma, organi e… globuli bianchi che danno la caccia agli estranei!
Interessanti le scene di attraversamento della valvola cardiaca (dove la nave rischia di essere schiacciata), nell’orecchio (dove l’equipaggio rischia di essere colpito da onde sonore potentissime), nei polmoni (dove verrà fatta scorta di ossigeno).
E’ tratto da un racconto di Otto Klement e Jerome Bixby, ma la sceneggiatura è stata scritta da Isaac Asimov. A dire il vero il finale originale doveva vedere il sottomarino tornare alle dimensioni originali uccidendo il corpo ospite. Tremendo!
Invece il regista preferì salvare tutti: l’embolo verrà rimosso e l’equipaggio, abbandonato il sottomarino attaccato da un globulo bianco, troverà la “fuga” attraverso il condotto lacrimale.
Davvero notevole. Da vedere.

Salto nel buio
Una “specie” di remake è da ritrovarsi anche in SALTO NEL BUIO (Innerspace), film brillante molto simpatico diretto nel 1987 da Joe Dante. Qui si mischiano spunti della trama di Fantastic Voyage con una navicella miniaturizzata che viene iniettata in un corpo umano per errore (doveva essere un esperimento su un coniglio). Una serie di gag fanno del film una visione piacevole.

Antibody
Da citare anche un povero ANTIBODY (USA 2002) dove si riprende la trama del sottomarino iniettato, di una trama spionistica in sottofondo. Ma non ha nè la verve di Viaggio allucinante, nè l’irionia di Salto nel buio.
Quindi, forse, se proprio non vi attira la recitazione di Lance Henriksen (Bishop in Aliens, Frank Black in Millenium) potete passare oltre…

Tesoro m si sono...I Viaggi di GulliverMolte altre produzioni hanno visto uomini o troppo piccoli o troppo grandi.
Posso citare LA TERRA DEGI GIGANTI, serie televisiva degli anni ’60 dove 7 uomini a bordo di un velivolo stranamente, dopo un problema di volo, atterrano su un pianeta tale e quale alla Terra, ma dove tutto è 10 volte più grande!
O ancora, targati Walt Disney TESORO MI SI SONO RISTRETTI I RAGAZZI del 1989, TESORO MI SI E’ ALLARGATO IL RAGAZZINO del 1992, TESORO CI SIAMO RISTRETTI ANCHE NOI del 1993: tre film che ovviamente prendono la cosa molto più alla leggera dove lo scienziato Nick Moranis (Ghostbusters, Balle Spaziali) tra un pasticcio e l’altro cerca di farci fare qualche risata. Dalla serie è stata tratta anche un versione TV in una 60ina di episodi…

Insomma: i giganti e i lillipuziani ci hanno da sempre affascinato. Già Gulliver in passato ci ha iniziato alla possibilità di venire a contatto con qualcuno avente uno scarto d’altezza rispetto a noi di decine e decine di centimetri.
L’ho sempre detto io che la fantascienza è stata sempre nel DNA umano: una volta non si riuscivano ad immaginare trame “complicate” e “scientifiche” come oggi. Quindi a laser miniaturizzanti, nubi radioattive o warp spaziotemporali, si sostituiva un semplice naufragio in una terra sconosciuta.

Molto semplice come soluzione. Ma l’obiettivo veniva lo stesso raggiunto…

Posted 3 luglio 2011 by kabuki72 in Un trattato su..., Visioni di fantascienza

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